2177 giorni alla deriva

“Conosco delle barche
che osano navigare in coppia
per affrontare il vento forte, andando oltre la paura…
Conosco delle barche
che tornano al porto tutte sgraffiate
perché hanno solcato l’oceano fianco a fianco,
per trovare il loro gioco,il più bello…
Conosco delle barche
che brillano di sole salato
perché nel loro viaggio hanno raccolto
tutti i riflessi argentini dell’acqua profonda…
Conosco delle barche
che tornano sempre tra le braccia del porto più sicuro,
e sono sempre pronte ad uscire
un’ultima volta…
sanno spiegare le loro ali giganti
per affrontare il loro ultimo viaggio,
il più vero…
quello dentro al loro cuore,
perché
hanno
la misura
dell’oceano…

Con o senza vela,
io, solco il mare con te…”

La risacca porta conchiglie vuote nei pressi del cuore,

se le metti all’orecchio a volte recitano poesie.

Si

Non ne

Non ne vengo a capo… Non riesco a immaginare le mie nonne come donne desiderabili…, eppure qualcuno le ha desiderate, amate e fecondate. Io ne sono disceso. Adesso che non sono più le risalgo caparbiamente come un salmone risale la corrente e ritrovo la freschezza di ricordi come se trovassi la sorgente da cui sono scaturito.

Le mie nonne avevano pochi grilli per la testa, erano tutta forza e dedizione, rivendicavano poco, donavano molto. Donne feconde di pace con le quali la costruzione di un amore era come la panificazione fatta in casa, ogni giorno nutrimento caldo e fragrante, ogni giorno impasto paziente di tenerezza e puntuale lievitazione di gioia.

Grazie del dono, Signore, sono certo che le hai amorevolmente riprese in Te…, dà loro un bacio da parte mia.

A presto,

Si

Ira che crocifigge

Mercanti d’ira

ricchi d’infelicità

minimi in superficie

estesi nel dolore;

semina senza sforzo

raccolto copioso di sangue.

Ira che crocifigge

ira crocifissa:

passi di luce congiungono gli estremi,

ti seguo ma ho paura

aspetto che Tu mi segua

a breve distanza

a tiro di voce

per dare coraggio alla mia croce.

Si

Nulla senza pazienza

La pazienza è una sfida contro il tempo: lui va piano e gli impazienti provano a sorpassarlo. C’è chi è capace di percorrere un’ora in meno di 60 minuti e sembra goderne…, abbiamo orologi “truccati” che vanno oltre il limite consentito dal buon senso, ma poco importa visto l’illusorio appagamento. Certo, nell’arco di una settimana ci vuole poi un’oretta “bisestile” che compensi l’andamento lento della vita…, pazienza. Un giorno si riuscirà a rallentare perfino gli astri per avere più tempo nell’unità di tempo… e sarà fantastico! Attualmente, purtroppo, avere a che fare con gli impazienti ci spazientisce e perciò finiscono per piovere avversità sulle nostre relazioni, fastidi sulle convivenze, insofferenze sui nostri rapporti col mondo.Tutti dobbiamo qualcosa agli errori delle persone che si sono prese cura di noi, nel bene o nel male; quello che non ci hanno dato siamo costretti a ricercarlo caparbiamente e in questo scopriamo risorse che non credevamo di avere, ci fortifichiamo, a volte ci induriamo, spesso diveniamo impazienti di ottenere, di riempire, di arrivare, di concludere. Mettiamo pressione al mondo e il mondo si accorge della nostra esistenza come di una spina presa sotto la pianta del piede…; più raramente si accorge di noi con stupore di madre a cui il bimbo sorride per la prima volta.

Ci leghiamo frettolosamente a un compagno o una compagna per paura della solitudine e solo dopo decenni ci accorgiamo che non l’abbiamo debellata del tutto, anzi che proprio colui o colei che ci doveva far volare nel tempo della gioia ci ha relegato a una tristezza senza tempo. Meno male che abbiamo i nostri ideali idealizzati a cui aggrapparci, quando tutto sembra andare alla deriva, o meglio, quando sembra dirigersi nella parte opposta rispetto al nostro impaziente moto interiore. Meno male che crediamo in qualcosa di credibile, altrimenti a che gioverebbe correre sfidando la lentezza del tempo? Finiremmo per piombare nelle braccia del vuoto, che è il marito adultero della pazienza: dalla padella nella brace, cioè… No, grazie, non ce lo possiamo permettere, non ancora.

Di sfide ne abbiamo perse fin troppe e il nostro senso della giustizia comincia a traballare; se perdessimo pure il nostro credibile saremmo veramente alla fine, non ci servirebbe più a nulla accelerare il tempo e friggere nell’impazienza… pur di evitare il dolore. Già, perché in fondo è per questo che ci stiamo impegnando a fondo: evitare l’appuntamento a domicilio che è stato già fissato con esso. Per esperienza sappiamo che è una strategia che non funziona: quanti ne abbiamo visti di conoscenti, amici e parenti che hanno dovuto ospitare il dolore nella loro casa di carne! Ma ostinatamente ci illudiamo che alla nostra porta non busserà mai, o se busserà si stancherà di farlo perché noi non gli apriremo. Anzi, spingeremo ancor di più sulle lancette del nostro orologio per far passare da noi questo calice amaro. Ma il dolore è calmo e paziente, non ha orologi e non sa cosa sia il tempo. Si aspetta considerazione e rispetto, per darci il merito che siamo stati ospitali con lui e dopo, forse, anche una ricompensa. Difficile. Quasi impossibile. Una sfida persa in partenza. Forse è per questo che, nella nostra vita, dopo ogni sfida vinta, intimamente non abbiamo detto nulla. Assolutamente nulla.

Si